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Il “mato”(bush) in questo periodo dell’anno,è praticamente secco;solo alcune grandi acacie ombrellifere mantengono un leggero fogliame,assieme agli alberi di “pau preto”(o pau ferro per l’estrema durezza del legno;è anche il legno d’elezione per le famose sculture Makonde)e pochi altri di cui non conosco il nome;in questo infinito mare marroncino,si stagliano queste piccole isole di verde e,come immensi guardiani,i baobab solitari. A dispetto di questa situazione attualmente arida,il mato è pieno di vita: soprattutto all’alba e al tramonto si possono vedere vari appartenenti al mondo animale:piccoli tessitori dai colori sgargianti,fringuelli,pappagalli,faraone(galinhas do mato) dal verso petulante e abilissime a mimetizzarsi,cerberi dal lungo becco,aquile e falchi,millepiedi lunghi 30 cm, famigliole di facoceri,antilopi,e tanti cobra alcuni dei quali impressionanti per dimensione;finora non abbiamo avuto l’onore di incontrare sua maestà,dei serpenti velenosi,il mamba nero;e forse è meglio così ,perché è un tipo irritabile e, al contrario dei consimili cobra che tendono a dileguarsi quando sentono dei rumori,”lui”potrebbe decidere che la cosa migliore da fare è attaccare,e il suo morso non perdona!Il Centro Antiveleni qui non esiste,tanto meno l’ambulanza del 118! Altra presenza costante e pericolosa è data dalle api africane:anche loro molto suscettibili e non esitano a sciamare fuori del favo per attaccare chi disturba il loro lavoro;per ora abbiamo sempre visto per tempo i favi e tutto si è risolto con fughe precipitose e poche punture. Gli insetti, a parte le citate api e i millepiedi,sarebbero la gioia di un entomologo, tante sono le presenze per ogni ordine e specie. Io conosco già tutte le zecche per nome!…tutti i giorni almeno una prova ad attaccarsi! Chissà quando la vita esploderà in tutta la sua forza con il ritorno (speriamo in tempo!)delle piogge, che spettacolo sarà!
In questi giorni sono successe un po’ di cose,come è normale che sia: il lavoro procede ad un buon ritmo,anche se è forzatamente incompleto in quanto abbiamo deciso di “lasciare indietro”la cavatura di ceppi e radici al fine di scoprire più velocemente il terreno; questo ,poiché ho la necessità di vedere la conformazione e i dislivelli del suolo per poter definire come impostare l’utilizzo futuro delle acque. Abbiamo avuto i primi problemi con i lavoratori,come era prevedibile e previsto,nonostante si sia applicata appieno la Legge sul lavoro vigente e,anzi,la si sia migliorata a favore del lavoratore in alcuni aspetti; mi spiego: le ore di lavoro settimanali,dal lunedì al sabato compreso,sono 48 per legge;ogni giorno,sul turno unico di 8 ore,è prevista mezz’ora di sosta per il lavoratore,durante la quale o riposa,o mangia quello che si è portato da casa o fa quello che vuole;a fronte del tipo di lavoro che facciamo,mi sono sentito in obbligo di dare ai lavoratori la “mensa”,per cui alla mattina alle 6 quando siamo in azienda,le 2 cuciniere passano a distribuire una tazza di tè e un panino (chà e paozinho),così si affronta l’inizio con qualcosa nello stomaco e poi a mezzogiorno si interrompe per l’”almosso”(pranzo)costituito, a giorni alterni, da xima (polenta di mais bianco)o riso,accompagnati da un caril (un sugo)o di fagioli con pomodoro e cipolle,o di pesce secco sempre cotto assieme ai pomodori ,cipolle e aglio,o di “matapa”(foglie di mandioca,o cavolo,o fagiolo)con il pomodoro etc. Questa razione giornaliera,tra mattino e mezzogiorno,permette a queste persone di introdurre circa 2000 calorie,che permettono loro di affrontare la giornata di lavoro,la cui durata è stata diminuita da 8 ore a 6,30 in funzione delle soste per rifocillarsi;al sabato ho deciso che la giornata termina a mezzogiorno con il pranzo, e quindi 2 ore in meno e quindi la settimana effettivamente lavorata si riduce dalle 45 ore iniziali( 48- 6 mezze ore) alle nostre 38,5. Bene….dopo 3 giorni è scoppiato il bubbone! La quantità è poca,soprattutto del riso!!!Ne vogliamo di più!!.....devo ammettere che per un momento ho avuto un deflusso di sangue dal cervello e c’è mancato un nonnulla perché li mandassi…………e togliessi di colpo quanto dato e non dovuto;anche perché assieme alla richiesta di più quantità di cibo,ne sono arrivate altre, tipo:”vogliamo che l’impresa ci compri le biciclette per venire a lavorare….”oppure”….io non devo lavorare,debbo solo ricevere perché sono il nipote del capo villaggio ……”. Per fortuna uno dei lavoratori ha detto la tipica frase fatta ”…antes cumprir,pois reclamar..” ovvero “prima fai la tua parte e poi reclama”,e questa mi ha trattenuto da un’azione d’impulso. Così ho chiesto al nostro Sufo,che è il Capo azienda,di darmi una prima valutazione sulla attività degli uomini e delle donne,controllando bene durante i 2 giorni in cui sarei rimasto,apposta,lontano dal campo;nel contempo ho verificato la possibilità di dare maggiori quantità,pur non spendendo più denaro(!)e senza alterare il potere nutritivo della razione. Missione compiuta:razione che è passata da 220gr di peso a secco a 280 gr a parità di costo e valore nutritivo, e 6 persone licenziate nel periodo di prova perché scansafatiche e quindi non rispettose del contratto e dei compagni che facevano la loro parte; i 6 sono stati sostituiti da altri 6(abbiamo la fila delle persone che si propongono per lavorare……) .Tutto ciò mi è servito per rispolverare un dato che avevo un po’ sepolto nel mio cervello(anche se è uno dei leit-motiv del nostro progetto),ovvero che in Africa,o almeno nei Paesi africani in cui sono stato,la gente tende ad approfittare della situazione che si è presentata,nell’immediato. Il “qui e ora”è il dogma delle genti d’Africa;domani non so se ci sarò oppure no,per cui debbo approfittare ora; il progetto,l’obiettivo da raggiungere, si traduce per moltissimi,nel riuscire ad arrivare a sera; e anche se la realtà non è proprio così per tutti,penso che sia talmente radicato nel loro approccio alla vita che anche nei più illuminati tra loro,nel quotidiano viene a galla in molti comportamenti ;non mi permetto di scivolare in improprie analisi sociali,economiche o storico-politiche o ambientali,ma questo atteggiamento nei confronti della vita e dei suoi accadimenti è forse uno degli ostacoli più difficili che questo Continente deve affrontare per poter uscire con l’enorme potenziale che ha. Chissà,forse è anche per questo tratto che non ci sono grandi scienziati tra gli Africani,gente solitamente portata a perseguire un obiettivo di ricerca con enorme tenacia,mentre vi sono nomi illustri nel campo della letteratura,Leopold Senghor per fare un grande esempio a me caro…genti che hanno più attenzione all’accadimento che all’accadrà,più portate a cogliere che non a coltivare,più portate ad osservare che a costruire.
Roberta ed io siamo sempre molto presi dal lavoro;siamo in machamba 4 giorni su 6, e ciò significa sveglia alle 4,15 un rapido nescafè(non merita neanche la maiuscola!!!)altrettanto rapide abluzioni,poi gli ultimi controlli ai documenti e alle 5,20 arriva Sufo con la sua chapa(si legge sciapa ed un pulmino a 10 posti che in Africa sostituisce o integra il trasporto pubblico)che ci ha noleggiato finchè non arriva la nostra Santana col container,e partenza per Mieze. Alle 6 meno 10 arriviamo al mercato di Mieze,carichiamo una 15ina di lavoratori e poi ci inoltriamo nella picada(strada sterrata)che porta alla nostra terra. Lì ci aspettano le cuciniere,e tutti gli altri lavoratori, che hanno già preparato il thè che,con l’aggiunta dei panini portati da Pemba,è la colazione di tutti;alle 6 e mezza siamo già ad addentrarci nel mato per iniziare la giornata;la Robbi rimane di solito con le cuciniere,mentre io rimango assieme agli uomini per qualche ora; a metà mattinata rientro verso il campo dove abbiamo costruito la cucina e il refettorio(sono semplicemente due costruzioni di bambù e paglia,una grande un 40 mq per permettere a noi tutti di stare all’ombra quando mangiamo, e l’altra che è poco più di un riparo dal vento con il tetto…..il refettorio e la cucina…pomposo no!?!).Da lì,insieme,facciamo un lungo sopralluogo sul terreno,che per me diventa un sopralluogo tecnico durante il quale cerco di affinare le scoperte dei giorni prima: se quella vena di sabbia o pietrisco si esaurisce in quell’area o è la continuazione di una vena che non avevamo ancora scoperto perché ancora da liberare dal mato,se le pendenze cambiano in modo da poter sfruttare al meglio la gravità per la futura(??)irrigazione,se i detriti portati dalle ultime piogge fanno presumere ristagni d’acqua , e così via.La Robbi,munita di bastone che picchia in continuazione al suolo per spaventare i cobra,sbuffa come un mantice cercando di starmi dietro e intanto si guarda intorno cercando di vedere chi è l’autore di quel fischio o di quel lungo gorgheggio, e beandosi quando arriva la brezza ad asciugare il sudore. In fretta arriva il mezzodì e si rientra al campo per mangiare assieme agli uomini:polenta e fagioli o quello che il menù prevede! Questa è un’ora in cui si mangia,si parla,si ride e un po’, ci si riposa; alle 13 si riparte per l’ultima ora e mezza di lavoro. Alla fine si raccolgono tutti gli attrezzi e ci si saluta:la gente di Naminaue si incammina per la picada verso la loro aldeia che dista 6 km,mentre alcuni di Mieze salgono sulla chapa per la boleia(passaggio)verso casa,mentre altri ancora si disperdono nuovamente dentro al mato :chi per raccogliere bambù,chi per raccogliere legna secca,chi per farsi dei pali con quello che si è abbattuto,chi per andare…..per i fatti suoi!Rientrando verso Pemba attorno alle 16 normalmente ci fermiamo al mercato per ripristinare ciò che manca o che si è rotto dell’attrezzatura( qui,purtroppo ,i cinesi hanno invaso con i loro prodotti di pessima qualità tutti i settori,per cui anche un piccone che dovrebbe durare quasi in eterno,qui dura 20 giorni…e costa come uno buono!);dopodiche per me e la Robbi c’è un’oretta di lavoro burocratico per aggiornare i fogli di lavoro , delle ore degli uomini e per preparare i documenti che ,nel giorno in cui rimarremo a Pemba,dovremo portare nei vari uffici delle diverse istituzioni. Dedichiamo un po’ di tempo ai nostri cagnoni che ci hanno aspettato tutto il giorno e alla fine….DOCCIA!!! E sono quasi le 20….giornata finita e….a letto senza cena. Questa è una insana abitudine che ci siamo imposti da almeno una decina di giorni,cioè da quando ho chiuso il consuntivo dei costi di questi primi 45 giorni di nostra presenza in Mozambico.Dobbiamo risparmiare il più possibile perché le notizie che ci giungono dall’Italia da parte del nostro socio,sono terrificanti,almeno per noi. Per cui,come nelle migliori famiglie in tempi di magra,si tira la cinghia. Almeno per il momento non possiamo permetterci né di sospendere i lavori,né di tagliare il personale,né di non spendere i soldi necessari per approvvigionarci delle sementi,almeno parte di esse,né di non sdoganare il container che sta arrivando,né di non far fronte agli impegni assunti con le Autorità;ancora no;dobbiamo prima vedere cosa succederà entro la fine di Luglio. Purtroppo il nostro socio, e amico,è una bravissima persona ma non esattamente brillante come programmatore finanziario/economico e, oltretutto,il momento di crisi non lo ha aiutato nel tener fede ai propri obblighi nei confronti del progetto; tutto ciò rischia di mandare a ramengo la nostra scelta e il futuro del progetto….che peraltro non prevede ritorno! Per cui andremo avanti con i lavori e da qui alla fine del mese escogiteremo qualcosa. Mi scappa quasi da ridere al pensiero che fino a 10 giorni fa il pensiero più grande(da un punto di vista pratico)era dato dal trovare alcune migliaia di euro per poter fare il pozzo con i canoni tecnici che gli ,e ci,permettesse di durare nel tempo…. e adesso il pozzo non è già più un problema! Il durare nel tempo sì,ma di tutto il progetto,non solo del pozzo!
Vabbè,è meglio che vada a riposare un po’;domattina alle 3 e mezzo debbo prendere il mochimbombo(corriera) che mi porterà in 5 ore a Nampula ,dove cercherò delle sementi ad un prezzo migliore rispetto alle quotazioni che ho già,sperando di trovarle.
....continua...
venerdì 10 luglio 2009
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