FINITA UNA SPERANZA…..
“ Chi vive sperando….muore cagando!” …vecchio detto modenese e forse non solo. Ma ora la mia sola speranza è che tutto si risolva nel modo migliore per la Robbi. Non riesco a pensare ad altro; la gente mi parla ma non ascolto nulla, sono perso, non sono qua. Guardo attraverso le cose e le persone senza vederle. So che tutto andrà bene, ma la mazzata è tremenda. Tre anni e mezzo fa la scoperta del tumore al seno di Roberta e il devastante iter post operatorio; ora l’allarme per una possibile recrudescenza del male….non è …..non è mai giusto!! Venire qui,pensando tra le tante cose che una vita più sana ci avrebbe allungato 10 anni di vita, e poi questo anno “terribilis”con questa ciliegina finale!!Ma noi saremo più forti! Andremo oltre anche questa volta e tutte le altre che si vorranno presentare! Prego, fatevi avanti! C’è posto per un numero infinito di sfighe! Finchè ci guarderemo negli occhi, anche quando siamo lontani come ora, supereremo tutto e tutti. Il nostro amore è più forte! Non vedo l’ora di riabbracciarti, di stringerti fino a farti male, di rivedere i tuoi begli occhi,di baciarti via le lacrime…mi manchi. “Vorrei illuminarti l’anima, nel blu dei giorni tuoi più fragili io ci sarò, come una musica,come domenica di sole e di azzurro. Voglio parlare al tuo cuore, voglio vivere con te, di sole e di azzurro!”( -Di sole e d’azzurro- Giorgia)
CERTE NOTTI…….
No, qui non c’entra Ligabue e la sua bella canzone; sono le notti che vivo qui. Dopo i tramonti da mozzare il fiato per quanto sono sfolgoranti bellezza, cala un momento in cui tutta la natura pare raccogliersi in silenziosa preghiera: non si ode né un ronzio né un cinguettio, nulla. Tutto si ferma nel momento del crepuscolo, in attesa. E dopo alcuni minuti di tempo sospeso ecco il miracolo: la volta celeste si accende di miliardi di stelle e ,come per incanto, i rumori e i canti nel mato riprendono: ronzii, gorgheggi,frullare d’ali, gracidii, fruscii; anche il vento riprende a folleggiare attorno ai bambù e sull’erba elefante. Nel nero più nero di una notte tropicale sboccia un fuoco d’artificio di stelle e, mentre a testa in su guardi questa meraviglia, un senso di vertigine ti prende e non sai se stai per cadere o se stai per essere risucchiato verso l’alto da quell’infinito luccicante; sei sospeso tra i suoni e il calore che emana la terra e il nero trapuntato di galassie, ti pare di non esistere come materia singola ma di essere confuso dentro questo amalgama dal sapore eterno. Non sei nulla, non hai ragione di sentirti essere superiore, sei solo un microbo di fronte all’immensità, puoi solo godere di farne parte….ed un brivido mi scuote fino all’anima.
martedì 25 maggio 2010
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