martedì 25 maggio 2010

Cari Eugenio e Costanza…….
Inizio questa ultima storia dedicandola ai miei figli, che sono il mio orgoglio e le “cose” più importanti della mia vita, anzi, più importanti della mia vita stessa. Alla fine abbiamo deciso di desistere dal nostro progetto. Dico “nostro”, intendendolo mio e di Roberta ma con la presenza forte di tutti gli amici che ci hanno sostenuto in questo anno e l’assenza fisica e ,in buona parte, economica del socio. Sarà un caso,ma giorno e mese di nascita, sono anche quelli della morte di questa realtà. Sì ragazzi, questa è una realtà. E’ tangibile, oggettiva, non ha nulla del sogno o del racconto frustrato di un vissuto perduto e ingigantito dalla malinconia e dallo scontento. E’ una strada percorribile e percorsa, non è necessario essere folli per fare qualcosa giudicato folle dai piu’. Avrei voluto continuare a provarci, almeno fino a quando non fosse stato illogico continuare, ma Roberta non è mai riuscita a trovare un po’ di serenità, solo paura. Lei ha avuto il coraggio, per amore mio, di accompagnarmi in questa realizzazione, ma non ha mai avuto completa coscienza di cosa avrebbe dovuto privarsi ed, alla fine, se anche il solo amore bastasse per affrontare un qualcosa di così diverso e privo di tutte quelle pseudo certezze che la vita nel fantastico primo mondo che è l’Italia, ti ha fatto credere di avere, probabilmente ci perderemmo…e non voglio che accada. E’ sarcastica questa mia, ma non nei confronti di Roberta, bensì del millantato che ci aspetta quando torneremo. E’ vero che qui dei bimbetti le hanno tirato le pietre , istigati dai genitori; è vero che ho passato molti giorni alla macchia per evitare gli strozzini, ma non sono questi i soli fatti reali, ve ne sono ben altri. E, se cose negative ci sono successe, tante ce ne sono successe di positive; e ancora: quelle negative succedono qui come ce ne sono successe altre in Italia, mentre ciò che abbiamo ricevuto di positivo qui, mai e poi mai lo rivedremo, o lo abbiamo vissuto, in patria. E’ un mondo diverso, se vogliamo primitivo, dove l’uomo ha ancora una grande istintività che lo porta a vivere più sul presente che in prospettiva e, anche per questo, ci sono meno maschere in giro e più esseri umani. E’ per me un fattore importante, che mi permette di sopravvivere all’arroganza di coloro, bianchi o neri che siano, che la “civilizzazione”della nostra era mi porta ad incontrare comunque. Non è un caso che la nostra esperienza sia basata sull’agricoltura, il cosidetto settore primario,perché proprio il bisogno primario, nutrirsi, è ancora un grande problema, qui e in tante altre parti dell’Africa e del mondo. Non ci sarebbe bisogno di solleticare la vanità dell’uomo con il possedere beni di immagine (pensate ai cellulari qui nel mato!!! E pensate a tutte le volte che abbiamo cercato di parlarci e non ci siamo riusciti!), eppure anche qui, spersi nel bush, fanno carte false pur di avere tra le mani un aggeggio che non gli serve a nulla e che gli è costato almeno due mesi di sottoalimentazione per tutta la famiglia oltre al debito contratto che chissà quando, e come, ripagherà. Quando ci penso mi vengono i brividi!! E allora? Allora , visto che non si può combattere contro il “consumismo globale”, cerchiamo di trovare il modo di dar loro un’idea su come produrre di più e meglio per avere almeno la certezza alimentare, oltre al telefonino che non funziona e che se anche lo lecchi non ti dà nutrienti! Cerchiamo di far passare l’idea che ci sono, appunto, necessità primarie e poi le altre: salute, alimentazione, casa e poi tutto il resto. Cerchiamo di far pensar loro al fatto che lavorare insieme per uno scopo importante comune sia un bene, perché insieme si affrontano meglio le avversità ed è più bello gioire insieme di un “qualcosa” che sia un risultato positivo; essere corresponsabili e sussidiari, sapere che dal proprio comportamento scaturiscono i risultati, positivi o negativi che siano, che influenzano non solo la tua vita, ma anche quella dei tuoi compagni e delle loro famiglie. Il mio essere qui è sicuramente una forma di egoismo, e sfrutto quello che è l’assurdo vissuto di queste genti per regalarmi un po’ di sentirmi utile; non “ho avuto un sogno”, non ho verità nascoste da svelare, non ho una “idea nuova che mi frulla per la testa”, ho solo voglia di dividere quel po’ che ho e anche di prendere dagli altri, per tentare di vivere quel po’ che mi rimane in modo da essere più in sintonia con ciò che mi circonda. Ho sempre pensato che ognuno di noi abbia una sorta di giardino interiore, dove alcune piante sono nate spontaneamente e sono presenti da sempre in questo luogo dell’anima, mentre sotto quella terra sono quiescenti milioni di altri semi che possono dare vita a una moltitudine di piante , ma…. bisogna far la fatica che fa il contadino! Armarsi di pazienza e….vanga! Bisogna perciò coltivare ogni singolo seme, che accrescerà con la pianta generata,la diversità del nostro giardinetto. Questo discorso un po’ squinternato sapete già cosa significa: è l’allegoria della ricerca dell’uomo rivolta a se stesso ed al mondo che lo circonda, dove la diversità è ricchezza e crea equilibrio; pensate ad un campo di grano: per quanto possa essere bello durante le stagioni della sua vita, una volta finito il suo ciclo non rimane altro che terra nuda e triste, mentre nell’ inestricabile groviglio di una foresta equatoriale la morte di una pianta è immediatamente sostituita dalla presenza di un’altra, tutti volti al mantenimento dell’equilibrio o alla ricerca dello stesso. Ed è seguendo questo ulteriore pensiero che ho praticato la scelta di tornare qui. Da un punto di vista pratico ero comunque arrivato ad un bivio, o reinventarmi professionalmente a 50 anni (cosa peraltro tentata per un annetto abbondante …ma senza risultato) o trovare un’alternativa. D’altronde per quanto a parole fossi apprezzato come DG, in realtà non ho mai risposto alle attese delle Proprietà che, pur dichiarandosi concordi con le mie strategie, in realtà volevano risultati immediati mentre il mio modo di “far azienda” prevedeva almeno il medio periodo(5 anni…)…e io non sono mai stato un “tagliatore di teste” pur di far tornare i conti, cosicchè, pur apprezzato,mettendo insieme i 50 anni e un modo di gestire l’azienda che non rispecchiava(magari dopo 2 anni!!!)il volere di chi era il padrone, mi rimaneva solo una scelta che, per noi, avesse un senso. Senza contare la CRISI e i disastri che succedono e succederanno. Ed eccoci ad oggi: un anno è passato. Mille difficoltà, pensieri tristi e cupi, paura, depressione… ma anche tante belle cose: il piccolo Janeiro che alla fontana diventa matto pur di darci una mano, il sorriso spontaneo di saluto di tanta gente, la solidarietà di tanti amici, la disponibilità dei nostri nuovi amici portoghesi, una natura dura e meravigliosa, la soddisfazione di ciò che abbiamo fatto, il riconoscimento delle persone che lavorano assieme a noi,la gioia di avere una “pseudo casa” fatta da noi…..come vedete c’è di tutto un po’. Molti dei nostri amici hanno detto che è ora di dire “basta!”Che devo accettare con umiltà il fatto che non è perseguibile, a questo prezzo, lo scopo. E che se non ci sono i soldi……non si può fare nulla; ma questo sarebbe il punto dal quale scatterebbe comunque la ritirata….e anche se ci siamo vicini, non ci siamo ancora arrivati. Ma….e dopo la ritirata? Questo è un punto interrogativo che, se trova risposte,le trova piuttosto difficili da mettere in atto. Ovvero : non abbiamo lavoro, non abbiamo casa, non abbiamo soldi e per di più ho debiti da onorare, oltre ad avere 52 anni e ritrovarmi in un Paese con una prospettiva di superare la crisi poco maggiore di quella delle già defunte Grecia e Islanda, trovandomi a cercare lavoro assieme ad altri milioni di persone che l’hanno già perso o che lo cercano per la prima volta. Insomma, quando dico che la prospettiva che ci attende è molto più prossima alla vita del clochard che non a quella dell’operaio a salario minimo, sarà anche una iperbole…..ma mica tanto! E poi come la mettiamo con l’eredità? Come ogni genitore che si rispetti ( i miei non erano rispettabili!!??) debbo lasciare un qualcosa di ben tangibile ai miei figli, no? E cosa c’è di più tangibile della terra?”- La valuta pregiata!-“ rispondereste sicuramente voi, ma…..bando agli scherzi ( o no?); la famosa eredità , al di là della società vera e propria, sarebbe soprattutto il concetto per la quale è stata creata, e questo, comunque vada, vi rimarrà. Volenti o nolenti in alcune serate un po’ più meste di altre, quando sarete già dei signori e signore sopra i 40 anni, vi verrà in mente quasi per caso vostro padre e la sua stramba idea di “stare al mondo”, e allora penserete :-“ Che cretino di un uomo! Mi ha fatto soffrire come un cane quando ero un/una adolescente e avevo bisogno di lui….per cosa?”- In realtà spero che il “lascito” vi porterà ad accompagnare la vostra esistenza con grande curiosità e apertura verso ciò che non conoscete , ma di cui avvertite comunque la presenza, portandovi a non dare mai nulla per scontato e continuando a “vangare” il vostro giardino interiore al fine di aver colori e profumi in tutte le stagioni della vostra vita.
Vi amo come solo un genitore che vive di nostalgia dei propri figli, può amare.
P.S.
Aggiungo questo post alcuni giorni dopo aver terminato la lettera. Gli esami di controllo che la Roberta deve eseguire annualmente per il monitoraggio del suo male hanno avuto esiti potenzialmente negativi; ci sono dei problemi. Se mai ci fosse stata anche la più vaga possibilità di continuare , ora non c’è più e non me ne importa nulla! Voglia Iddio che la Robbi stia bene!

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