giovedì 18 marzo 2010

QUA E LA’…Pemba, pur essendo la “capitale”della provincia di Cabo Delgado, è una cittadina. Tutti sanno tutto di tutti! Sembra di essere in un borgo italiano! Questa “conoscenza diffusa” dei fatti altrui è sicuramente figlia del fatto che, essendo la famiglia allargata la base della società mozambicana,in molti casi ciò che è noto ad una persona è noto ad almeno altre 15 che a loro volta sono inserite in altri contesti familiari, cosicchè la chiacchera si propaga in modo esponenziale. Ma torniamo alla città: occupa la parte sud-est della splendida omonima baia che, per chi non lo sapesse, è la terza per dimensione al mondo. La splendida spiaggia di Wimbe ne delimita l’affacciarsi sulla baia; questa spiaggia è la tipica scenografia dei mari tropicali: palme,sabbia bianca, lunghissima ed altrettanto larga,mare dalle mille sfumature di verde e azzurro (anche se è la cloaca della città!). Durante il fine settimana questa spiaggia si anima con la presenza di migliaia di cittadini che approfittano dell’ombra delle palme per fare picnic,della spiaggia per partite a calcio,dei bar e baracche per bere e/o ubriacarsi,altri per passeggiare sulla riva semplicemente. Al calar del sole è comunque meglio lasciare Wimbe in quanto a quell’ora coloro che hanno esagerato con birra e alcolici vari (nipa) diventano pericolosi,quasi che il buio attivasse la rabbia e la cattiveria. Ultimamente i pochi turisti presenti in quest’epoca, sono stati oggetto di “assalti”finalizzati alla rapina, anche durante il giorno. Altro punto bello e, per me, disperato, è il quartiere definito Baixa; è la parte della città che dalla parte alta, scende verso il porto e lì attorno si sviluppò. E’ infatti la parte della città dove i ruderi del periodo coloniale sono presenti:case enormi con i resti di questa architettura che, nei patii e verande colonnate, lasciano intravedere gli antichi splendori. Alcune delle costruzioni sono state miseramente recuperate per divenire lojas (negozi) gestite dai munhè (indiani mozambicani). Oltre questo bairro, un’altra zona particolare è Paquitequete( o Paquite): questo quartiere, che sorge praticamente sul mare a fianco della Baixa, è costituito da un agglomerato di capanne dove vive un’etnia che proviene dalle isole Quirimbas e dalle isolette che si trovano fuori dalla baia, parlano un dialetto proprio e sono molto orgogliosi della loro appartenenza etnica e malvolentieri si mescolano con Makua e Makonde. Il resto della città si sviluppa in una piccola zona centrale dove sono localizzate le 3 banche, la posta e i negozi più forniti(?????),ed un’area ,che si divide in numerosi bairros(Natite, Cariacò,Alto Gingone,Embondeiros,Expansao etc.) che senza soluzione di continuità si sviluppa dalle spalle di questa zona centrale fino ad oltre l’aeroporto, con la stragrande maggioranza di costruzioni fatte di bambù e argilla. In queste aree il mercato è praticamente ovunque e trovi le stesse cose che trovi nei negozi, o presunti tali;anche il prezzo è lo stesso anzi, se sei bianco anche di più, in quanto presumibilmente benestante; col tempo,e se gli sei simpatico , ti fanno il prezzo da mozambicano “onorario”! A Pemba sono presenti anche un ospedale (canoni africani),una clinica privata (idem) e 2 Università : Cattolica e Lurio . Per chi mai volesse visitare Pemba, sappia che la durata di 2 giorni basta e avanza e di questi 2 ,uno può essere passato tranquillamente in spiaggia.

Il mato in questo periodo dell’anno è la più classica delle esplosioni della natura; tutto ha le sfumature del verde,sporcato qua e là dai rossi o gialli o fucsia dei fiori(non metto altri colori perché non li ho visti!);colibrì,tessitori,tucani,tortore africane,fringuelli,falchi, aquile,aironi,garzette,corvi,allocchi… e tutto ciò che vola sta perpetrando la specie ma, anche a terra e senza ali, l’attività riproduttiva gira al massimo! “Tutto” sta approfittando dell’acqua per lasciare il proprio patrimonio genetico in nuovi esseri viventi. E’ un inno alla vita! Tranne che per i miei poveri meloni che muoiono putrefatti!!!!!


C’è una persona,tra coloro con i quali lavoriamo,che per me è un po’ “speciale”. Si tratta del Senhor Farige Iaquite, classe 1932, chiamato da tutti “papaa” o “babu” in segno di rispetto per la sua età e esperienza di vita. Mi ricordo ancora il primo impatto con lui quando,assieme ad altre 30 persone dell’aldeia di Naminawe, si presentò per chiedere di lavorare con noi: eravamo nell’unico spiazzo libero da arbusti e erba elefante che allora c’era e assieme allo Chefe dell’aldeia stavamo chiamando per nome ciascuno dei presenti;quando toccò a lui, uscì dal gruppo a passo di marcia, si stoppò davanti a me battendo l’attenti con il piede destro e pronunciò forte e chiaro nome e cognome,fece dietrofront e passo di marcia tornò nei “ranghi”. ”Ah! Siamo messi bene!”dissi tra me e me ”… anche un residuo della guerra che c’è rimasto con la testa….e avrà anche 90 anni!!!!”. Però mi era rimasta simpatica questa sua presentazione, e siccome volevo una quota di persone anziane tra i lavoratori,lo assunsi. E mai “reclutamento”fu migliore!Quando lavorava nel campo non l’ho mai visto fermo un momento;passo lento ma costante…un caterpillar! Sempre equilibrato con tutti,mai fuori dalle poche regole che ci siamo dati. Cosicchè quando ci siamo trasferiti definitivamente qui nel mato gli ho chiesto se voleva far parte del gruppo dei “guarda”,un po’ per rispetto della sua anzianità visto la durezza del lavoro in campo, un po’perché sentivo che potevo fidarmi,che era una persona corretta. Fino ad ora,ma penso anche per il futuro, anche questa decisione mi ha dato ragione;le mansioni del “guarda”non sono solo quelle di sorveglianza, ma ricomprende anche attività di piccole manutenzioni dell’area del “quintal”, il rifornimento dell’acqua per la cucina,la distribuzione del materiale ai lavoratori del campo alla mattina, il controllo del magazzino materiali e alimenti e così via…beh,non ha mai perso un colpo! Ed è, per la sua pacatezza e saggezza,stimato e rispettato da tutti. Famosa è rimasta una frase che disse durante una delle riunioni che periodicamente facciamo con tutti per parlare dei problemi e proporci delle soluzioni: “ E’ meglio un passerino nella mano che uno stormo nel cielo!”(traduzione dal makua),volendo ,con questo detto, ammonire coloro che pretendevano senza aver prima fatto la propria parte, richiamando l’attenzione a ciò che avevano prima di essere lavoratori della Companhia,cioè ….lo stormo nel cielo! Un mito! La sua storia dei 17anni di guerra civile sembra la fotocopia tropicalizzata del “Deserto dei tartari”:è rimasto di guardia,da solo, per 7 anni ad un avamposto sperso in mezzo al mato ad una ventina di km da qui; senza cibo,senza acqua “comoda”,solo. In quei 7 anni non vide né un nemico né tantomeno un “amico”, è stato semplicemente dimenticato, ma lui rimase ligio alla consegna ricevuta. Quando alla fine le truppe dei “suoi” lo trovarono era una specie di Mowgli ! Ma la beffa finale la ebbe solo al termine del conflitto civile quando, come tutti i militari ex combattenti avrebbe dovuto ricevere la pensione: niente per lui,perché aveva prestato servizio come Guardia Civile, che non era riconosciuto come un Corpo dell’esercito,per cui lo ringraziarono per il volontario contributo offerto! E se ne tornò alla sua terra e alla sua vita grama, ma a testa alta e corpo eretto. Ancora oggi è così: ben piantato di fronte alla vita, guardando un po’ più in là. E’ una bella persona.

Se mi fermo a pensare a questi mesi ed al susseguirsi di momenti di grande scoramento, di stanchezza, dove tutto è stato troppo difficile ed ancora lo è, non mi pento della scelta fatta. Ho visto Roberta soffrire,ed ho sofferto; so del dolore che ho dato e do ai miei figli,e soffro; ma, al di là della sofferenza, c’è dell’altro. Non ho un nome da dargli, ma so che non è ne la sfida, né il sogno tradotto in realtà; è qualcosa di diverso,di non qualificabile a parole, è un senso di partecipare a qualcosa in cui sei infinitesima parte, e per la quale sei comunque impreparato. Ma non è spiacevole come sensazione. E’ un po’ come fare il morto in un mare tranquillo: sei completamente in balia degli elementi, nudo ma avvolto, impotente ma sereno, potenzialmente in pericolo ma incoscientemente beato. Ho sempre pensato che ogni scelta che viene da noi fatta debba prevedere comunque un’alternativa,il famoso piano B e C e D etc., ma di fronte a “questa” scelta sento di non poter e non dover far nessun piano alternativo. Sarà quello che dovrà essere, non sono più io a scegliere o a provarci; se continueremo se non continueremo se………………..non sta a me; io, semplicemente, farò in coscienza.

Il sacco di cemento oggi costa 500 meticais (12 euro) prima di Natale costava 250 meticais; il sacco riso ,quello “mais barato” (meno caro) oggi costa anche lui 500 meticais, prima di Natale 410. E l’altra novità è data dal deprezzamento del metical nei confronti di dollaro ed euro: prima di Natale un dollaro valeva 27 meticais ora ce ne vogliono 32, per l’euro erano 38 meticais ora sono 42; il rand sudafricano è aumentato in una settimana del 10% passando da 4 a 4,47 meticais per rand; la morale di questi aumenti qual è? Semplice: coloro che hanno in mano il commercio,principalmente indiani, hanno i loro conti”nascosti” in valuta pregiata per cui, a fronte di una svalutazione della moneta nazionale nei confronti delle valute forti, o di riferimento per i commerci come il rand, drogano i prezzi sul mercato nazionale. E non c’è uno straccio di Autorità che gli imponga una calmierazione, anzi! Ci sono interessi elevati di pochi che vanno a discapito dei più. Non è una novità, ma in paesi come questo fa veramente incazzare. Questi munhè sono così certi della loro impunibilità e delle protezioni di cui godono che, quando ci si reca nei loro negozi o magazzini a far acquisti, manco ti rilasciano la fattura,magari adducendo la scusa che hanno terminato il blocco delle fatture o, ancora più spudoratamente, che quello non è giorno di fatture!!! Ma la fiscalizaçao ( gli ispettori) della Finanza, da loro non passano mai e, quando passano, è per altri motivi.

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