venerdì 7 agosto 2009

Storie di ordinaria…….Africa….l’epilogo.


Sefa è tornata. Stanca,piangente,ma è tornata. La sorella dopo una breve agonia è morta. Sembra strano,ma anche morire ,in Africa ,pare che sia difficile. Sefa è prostrata; negli ultimi venti giorni ha dovuto combattere contro la loro povertà per poter far morire la sorella nella loro terra, ma anche così ha il rammarico di non averla potuta interrare avvolta nel lenzuolo bianco che la tradizione religiosa prevede; ha dovuto accomunare nella stessa fossa la sorella e la nonna,morte lo stesso giorno a poche ore di distanza. Ha con sé i tre figlioli della sorella; non ha potuto lasciarli ai suoi fratelli e alle loro famiglie,perché nella zona di Quissanga dove vivono stanno soffrendo la fame, e tre bocche da sfamare in più potrebbe significare il peggio per le intere famiglie. Morire di fame,o anche solo rischiarlo,in una delle zone più fertili della Provincia di Cabo Delgado, mi sembra una follia; eppure è così,nonostante le centinaia di milioni di dollari che sono piovuti in questi anni SOLO per aiutare l’agricoltura e combattere la fame,si riesce a morire di fame in una sorta di paradiso del contadino!!Questo perché,nel realizzare il Parco delle Quirimbas e la contestuale preservazione della fauna,non si è pensato che oltre agli elefanti e i babbuini, in quell’area vivono anche popolazioni che debbono convivere,assieme alla loro attività,con la fauna brava. Cosicchè i contadini coltivano e gli animali,nel frattempo proliferati senza controllo alcuno,distruggono tutto; un perfetto esempio di come NON si gestisce un Parco;l’unico” inconveniente” di questa non-gestione è che c’è gente che muore,mentre da qualche altra parte c’è chi si è arricchito sulla loro pelle, e vive da signore(spero solo che in un attimo di lucidità,la coscienza di costoro si risvegli e li tormenti sino alla fine dei loro giorni,anche se è una parola,coscienza,che probabilmente non c’è nel loro vocabolario). Ma Sefa è tornata; forse mi illudo,ma lo colgo come un piccolo segnale di speranza,per combattere il “qui e ora” e iniziare a guardare avanti provando a costruire il proprio futuro.

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